
9) Carneade. Gli inconvenienti di un criterio oggettivo di
giustizia.
Attraverso l'analisi di alcuni casi particolari, ripresi dalla
tradizione sofistica e retorica, Carneade dimostra allo stupito
ascoltatore romano l'impossibilit di risolverli in modo
soddisfacente seguendo il criterio della giustizia oggettiva

Cicerone, De re publica, terzo, 19-20 (vedi manuale pagine 190-
191).

1   Allora lasciati i casi generali, veniva ai particolari. Egli
dice: - Un galantuomo nel caso che possieda uno schiavo fuggitivo
od una casa non igienica e dannosa alla salute, e nel caso che
egli solo fosse al corrente di questi difetti ed annunziasse una
vendita all'incanto, dovrebbe dichiarare di mettere in vendita uno
schiavo fuggitivo od una casa insalubre, oppure dovr tenerlo
nascosto al compratore? Se lo dichiarer, sar considerato certo
un galantuomo, perch non inganner, ma stolto, perch vender per
poco o non riuscir a vendere affatto; se lo nasconder, sar
saggio, perch far il proprio interesse, ma anche disonesto,
perch inganner. Ed ancora, se si trover qualcuno che crede di
vendere del rame mentre si tratta di oro, o piombo invece di
argento, il compratore far finta di niente per acquistarlo a
poco, o ne far parola per comprarlo a caro prezzo? Certo
sembrerebbe uno sciocco se preferisse acquistarlo a molto -. Dal
che egli voleva far capire che il giusto ed onesto era stolto e
disonesto il prudente; e che pure  possibile per gli uomini senza
danno stare contenti della propria povert.
2   Passava poi ad esempi pi gravi, secondo i quali nessuno
poteva mantenersi giusto senza correr pericolo della propria vita;
diceva infatti:  giustizia non uccidere il proprio simile e non
toccare le cose altrui. E che cosa far allora un uomo giusto se
in caso di naufragio uno pi debole di forze si sia afferrato ad
un relitto galleggiante? non cercher di farglielo lasciare per
salirvi sopra egli stesso e scampare appoggiandovisi, specialmente
se cos in mezzo al mare non vi fosse alcun testimone? Se 
prudente, lo far, che, se non lo facesse, dovrebbe perder la
vita; ma se scegliesse la morte anzich far violenza all'altro,
sar s giusto, ma stolto perch non risparmia la propria vita per
risparmiare l'altrui. Dal pari, sbaragliate le proprie schiere ed
essendo gi cominciato l'inseguimento da parte del nemico, questo
uomo giusto imbattutosi in un ferito montato a cavallo, lo
risparmier per venire poi ucciso egli stesso, o lo sbalzer dalla
cavalcatura, per poter egli scampare al nemico? in questo secondo
caso sar stato saggio ma malvagio, giusto ma necessariamente
anche stolto nel primo. Cos adunque avendo distinto la giustizia
in due parti, chiamando l'una sociale e l'altra naturale, le
capovolge ambedue, dal momento che la prima  civile saggezza ma
non vera giustizia, e la seconda  certo naturale giustizia, ma
non saggezza. [...].

 (Cicerone, Opere politiche e filosofiche, UTET, Torino, 1953,
volume I, pagine 183-184).

